La vasca dei pesci rossi: la sfida del clima tra interessi privati e benefici collettivi

a.valentinelli, RRR 3 nov.23 (bozza)(appunti)

Quando ero bambina quasi ogni cortile aveva una vasca dei pesci rossi; tra piante e rampicanti, erano luoghi freschi dove giocare, poi quando ormai ero ragazza, quei cortili sono stati scavati e trasformati in garage, le vasche distrutte, i giardini sostituiti da griglie di areazione; riportare in città quelle vasche di acque corrente e l’ombra di quegli alberi però non è questione di nostalgia ma di necessità

le aree irrinunciabili

oggi le residue aree verdi isolate nel tessuto consolidato e gli ultimi varchi a cavallo del Gra sono a rischio delle NTA proposte dalla giunta: quando i privati che vorranno costruire non avranno abbastanza spazio, potranno monetizzare gli standard a verde; così i cittadini perderanno metri quadri invece irrinunciabili per il contrasto al clima, e l’intera collettività pagherà il prezzo ambientale e sociale delle responsabilità che agli interessi privati si è voluto risparmiare

ghetti di calore

se si guardano le mappe delle ondate di calore che investono Roma, salta all’occhio non  tanto l’anomalia delle temperature ma la loro distribuzione, una geografia urbana che ricalca quella del disagio sociale, della carenza di verde, dell’esposizione all’inquinamento; emergono così i ghetti di nuovo tipo, vulnerabili al calore ma anche i polmoni che resistono di un’altra idea di città; le isole ambientali già intrappolate dalla grande espansione, ora minacciate dalle speculazioni di vecchi palazzinari e nuove rendite finanziarie: lo stadio a Pietralata, il polo logistico alla Snia, il Pratone di Torre Spaccata che CDP vorrebbe sigillare

i beni comuni

c’è una lunga tradizione di lotte per la divisione delle terre incolte del latifondo che oggi si rinnova nelle tante vertenze per la difesa del verde urbano: ieri come oggi rivendicano gli spazi che rendono agibili i beni con cui esercitare i diritti di base della comunità: ieri quello di mangiare, ora quello di respirare, domani quello di sopravvivere al clima che cambia

la rete ecologica

Roma sta diventando troppo densa, vasta e impermeabilizzata per un’azione efficace di contrasto al clima, non è sufficiente il verde sotto casa, serve una rete ambientale che innervi la città portando i servizi ecologici dalle periferie al centro, dalle campagne alla città, serve un patto per il clima, un patto tra generazioni, un patto forte con il territorio per uno sviluppo capace di spezzare anche le mura dei ghetti

climate job

l’Italia sta tornando ad essere un paese di emigranti, giovani che lasciano il sud per il nord, lavoratori che passano le alpi in cerca di miglior fortuna. il contrasto al clima offre invece la grande opportunità, non tanto di nuove occasioni occupazionali quanto per un diverso modo di lavorare: interdisciplinare, etico e civile; un lavoro che si alimenta di relazioni, cultura, ricerca, un lavoro difficile da piegare allo sfruttamento

aironi

adattare il territorio al clima è un impegno complesso, non richiede grandi progetti ma gestione, tutela, rewilding, solo così un giorno gli aironi degli horti antichi torneranno a segnare il paesaggio delle marane dell’agro, dal nostro suburbio al mare