Welfare, sanità e politiche sociali

La crisi del welfare Roma ha radici profonde e ragioni che hanno a che fare con la progressiva dismissione dei servizi, l’iniquità spaziale, l’impoverimento, la crescita delle disuguaglianze e anche le vicende giudiziarie che hanno indebolito il tessuto sociale della città. L’aggravarsi della crisi economica e l’aumento delle disuguaglianze interne all’area urbana hanno ulteriormente indebolito gli strati sociali più svantaggiati della città, concentrati nelle zone più periferiche e spinti ai margini dal depotenziamento delle politiche pubbliche, nazionali e locali. Nelle pieghe della crisi resiste tuttavia un protagonismo sociale che al di fuori dei tradizionali circuiti istituzionali sperimenta soluzioni e servizi nuovi. Il coinvolgimento di queste esperienze di innovazione sociale è un motore importante per il rilancio della città e per la presa in cura dei luoghi e delle persone. Allo stesso tempo non dobbiamo pensare che il “welfare dal basso” possa o debba essere sostitutivo delle politiche pubbliche. Uno scenario di questo tipo rischia in realtà di radicalizzare le tendenze già in atto a livello nazionale al retrenchment del welfare, scaricando su enti locali e terzo settore, il peso di bisogni che sono fortemente aumentati. Invertire questa tendenza richiede risorse ma non meno importante una visione strategica del welfare nel nuovo scenario post-covid. In questo quadro, il capitolo analizza i vari fronti di frattura (istituzionale, sociale, territoriale) che attraversano il welfare a Roma, arrivando a delineare possibili strategie di rilancio degli investimenti infrastrutturali, e interventi che su scala metropolitana e territoriale possano contribuire a rafforzare l’impianto universalista delle politiche sociali e la valorizzazione delle istanze associative nelle loro diverse espressioni.

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